Terra Divina

Il futuro ha radici antiche per noi

Lo sguardo sul nostro mondo, rotto dal sisma ha a che fare con una civiltà millenaria dimenticata, quella del Monachesimo, Benedettino prima e Francescano poi. Siamo anche figli dei popoli Sabini, Piceni, Romani e Longobardi, sulla nostra terra hanno camminato Santi e Profeti, Poeti e Pittori. La nostra Identità poggia su solide basi, riscopriamole, il tempo saprà comprenderci. La nuova modernità auspicata ha bisogno di riscoprire quelle radici antiche perché saranno le fondamenta della nuova Identità. E' Opportunità non Chiusura perché le vie dello sviluppo sono già state segnate da quelle filosofie. 

 

La messa in sicurezza del Territorio, la lotta al dissesto Idrogeologico e l’allontanamento dei boschi dai centri abitati non può che attuarsi facendo ripartire l’economia di questi territori, conosciuti da sempre come Comuni Montani e Rurali proprio per identificarne la vocazione agricola. Era definita Chiusa quell’economia fino a qualche decennio fa, oggi la definiamo Circolare proprio per sottolinearne le opportunità nell’epoca della globalizzazione e un'autentica via verde in ottica global warning.

 

 

Riscoprire, Salvaguardare e Valorizzare l’agro biodiversità dei Territori.

 

Tra le colture tipiche ed autoctone il vitigno Pecorino è stato da sempre il simbolo del luogo, un pezzo d’integrità da sempre raccontato dai nostri genitori e nonni, davvero un’appiglio emozionale in cui riconoscerci. La viticoltura è stata sempre protagonista in questi luoghi, Plinio il Vecchio, Procuratore della Famiglia Imperiale di Vespasiano detta dei Flavi di origine Sabina nel I sec. d.c. racconta nella sua Naturalis Historia dell’usanza locale di aggiungere il vino moscatello agli altri vini con lo scopo di incrementarne la gradazione alcolica per resistere al trasportato via mare e dei metodi per ottenere il vino cotto.

 

Ma saranno i Frati Benedettini che effettueranno una vera e propria pianificazione territoriale già prima del secondo millennio. Come i Monaci Emanuensi i Benedettini del Monastero di Borgo di Arquata del Tronto ci hanno tramandato i prodotti dell'agro biodiversità tipici della tarda romanità. Qui trovarono un territorio ricco di piante rustiche o spontanee su cui effettuare innesti e nuove ibridazioni, ne sono testimoni le numerose piante madri rinvenute. I meli ad esempio qui sono da sempre innestati su porta innesti rustici chiamati Schiangi, ne esistono almeno tre tipologie e danno origine ad incroci e prodotti davvero unici. Di Castagni, inseriti nei versanti a nord, ne contiamo dieci Cultivar sui Territori: La Pinocchiona ormai estinta, la Rustica, la Gentile, la N’zita, la Inserta ci accommunano territorialmente, la Pallante, la Tallacano, la Felò, la San Melentino perloppiù tipiche nella zona di Acquasanta Terme, la Premutica, la Verdona tipiche nella zona di Montegallo. Due le Cultivar della varietà Marroni presenti, il Marrone Biondo ci accommuna ed il Marrone di Tallacano in via d’estinzione.

 

Incentivare l’integrazione delle Micro Imprese Agricole dei Territori.

 

La necessità di aggregare le produzioni delle micro imprese agricole dei territori montani dell'Alto Piceno ha lo scopo d’avere uno stock di prodotto utile, unendo le forze, tale da reggere un mercato nazionale a maggior valore aggiunto rispetto al locale.

 

Attuaremo una Programmazione di prodotto apposita, in base alle esigenze, incentivando le produzioni più ricercate e curando le fasi della Trasformazione e della Commercializzazione.

 

Abbiamo bisogno di rendere ancora vivibile la Montagna e questo è possibile solo retribuendo al meglio chi vi abita e lavora, inoltre potrà essere attrattivo anche per chi vorrà avvicinarsi a questi posti.

 

Per noi il motto è ora o mai più, siamo così consapevoli di dover dare il massimo impegno. Vogliamo essere i precursori del nuovo mondo perché il fururo non potrà che essere migliore dell’oggi.